il Castello di Torriglia, gioiello verde nell’entroterra

Visitare posti sconosciuti, conoscere la loro storia vuol dire riviverla, raccontarla vuol dire continuare a farli vivere.

…e oggi voglio raccontarvi la storia del Castello dei Fieschi a Torriglia

Il castello di Torriglia si trova in località Colomba, nella parte alta di Torriglia, ed era un edificio difensivo e una dimora nobiliare. Qui si amministrava la giustizia dell’intero feudo, si provvedeva agli interrogatori, alla tortura ed all’esecuzione delle pene corporali previste dallo Statuto. Era anche provvisto di carceri collocate nella torre. C’erano poi molte stanze, cucine, magazzini e una Cappella dedicata a N.S. Signora della Neve. Purtroppo venne distrutto intorno alla metà del 1800 dalle truppe francesi. Solo nel 1896 i suoi ruderi furono dichiarati monumento nazionale dal Regio Ufficio di Storia e Arte. Recentemente è stato oggetto di alcuni lavori di restauro per la messa in sicurezza e per la rivalutazione a testimonianza storico-culturale.

La storia del Castello

Il Castello è stato eretto intorno all’anno 1000, e nel 1180 lo comprarono i Malaspina che lo tennero fino al 1250, fino a quando passo alla famiglia dei Fieschi. Alla fine del 1500 la proprietà passó alla famiglia Doria, che creò prima un marchesato e poi un principato indipendente che lo mantennero fino al 1799, quando fu assalito e distrutto dagli abitanti di Torriglia. Abbandonato dopo la soppressione dei feudi imperiali, il castello cadde in rovina e diventó presto un rudere. Il maniero fu tuttavia protagonista nella seconda guerra mondiale in quanto fu utilizzato come rifugio e punto di osservazione dalla bande partigiane nella lotta alla Resistenza.

Come arrivare al Castello

Se volete andare al Castello in macchina, ci vorrà circa un’ora. Dopo Bargagli, prendete l’uscita SS45 fino all’uscita verso Torriglia, poi seguite le indicazioni l’SP62. Lasciate la macchina in paese e salite a piedi in una stradina dalla parte opposta della banca Carige. Ci vorranno all’incirca 5 minuti.

Segnaliamo che al momento il Castello non è visitabile ed è chiuso al pubblico.

Francesca Massano

Francesca, Made in Liguria dal 1994.
appassionata di viaggi e di fotografia.
La sua passione per i viaggi l’ha portata a laurearsi in scienze del turismo e valorizzazione dei beni culturali.
Attraverso le sue fotografie cerca di far conoscere il più possibile la bellezza della sua regione.

Enrica Sonaglio

Enrica, da tutti detta Chicca, è genovese e innamorata della sua città. Del resto Genova si ama o si odia, non sono previste mezze misure. Ma come si fa a non innamorarsi, quando c’è tutto a portata di mano? Mare, monti, centro storico, focaccia, pesto e pandolce?
E sempre alla ricerca di angoli nascosti, tutti da scoprire, scorci inaspettati, senza dimenticare di tirare ogni tanto il naso in su, perché la nostra città va esplorata in tutte le direzioni!

Le sue più grandi passioni sono:
• i viaggi, possibilmente dall’altra parte del mondo, scoprendo culture e paesaggi diversi dai nostri, ma sempre con gli occhi del viaggiatore. Anche due passi nel proprio quartiere possono portarti a esplorare e conoscere posti nuovi e inaspettati.
• la fotografia, indissolubilmente legata ai miei viaggi: sono assolutamente una paesagista, ma mi piacerebbe migliorare anche nei ritratti.
• la musica, i concerti. Ogni viaggio che si rispetti ha bisogno della sua colonna sonora!
• il buon cibo, in buona compagnia. I miei pasti preferiti sono la colazione e l’aperitivo!
• il mare

Sono diventata da poco mamma: riuscirò a trasmettere le mie passioni al mio bimbo? A 20 giorni l’ha già portato in Svizzera… quindi direi che è sulla buona strada.

Claudia Alcaro

Genovese, appassionata di letteratura arte e fotografia.
Ha iniziato a scattare foto fin da bambina con le macchine usa e getta per poi passare durante la sua adolescenza alla digitale.
Ama da morire conoscere posti nuovi da visitare.

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Ambra Rovida

Ambra, genovese e admin di La Mia Genova dal 2017, da quando con Alessandra ha deciso di cominciare questa avventura. Appassionata di viaggi e di cucina, ha vissuto a Firenze e a Orlando ma è da sempre innamorata di Genova e della Liguria, dove rimane il suo cuore. Adora scoprire (e riscoprire) tradizioni, culture, ricette e luoghi sempre diversi, per poi condividerle con il resto del mondo. Per renderla felice le basta poco: una passeggiata nel bosco, il profumo del mare, il calore del sole autunnale, i colori della natura, un piatto di trenette al pesto con un calice di vino bianco.
Instagram: ambers.diaries

Alessandra Penco

Alessandra, insieme ad Ambra, ha creato nel 2017 la pagina Ig LAMIAGENOVA. La passione per la fotografia e l’amore per la sua città l’ha portata a creare un blog dove far conoscere la bellezza della Liguria, i suoi palazzi e le sue creuze strette.

Margherita Garibaldi

Margherita, genovese e innamorata della sua città, si occupa di restauro artistico, un amore per questa disciplina che l’accompagna da molti anni. Ha altre grandi passioni come quelle per i viaggi, la moda e il buon cibo.
Ha iniziato il suo percorso sul web e digital content nel 2012 aprendo un sito riguardante il mondo del fashion. Dopo alcuni anni ha pero voluto cambiare rotta e dedicarsi maggiormente ai viaggi e alle recensioni di ristoranti, partendo dallo street food, trattorie e stellati.
La curiosità è una delle sue caratteristiche, conoscere e scoprire posti nuovi in giro per l’Italia e per il Mondo le riempie il cuore come nessun’altra cosa, la completa e allo stesso tempo le arricchisce l’anima.
Se volete potete seguirla sul mio profilo Instagram dove troverete vari spunti su viaggi, Hotel e ristoranti
Margherita Garibaldi : @margherita_garibaldi

Albergo dei poveri di Genova, una storia genovese che ci affascina da più di 300 anni

L’Albergo dei Poveri è stato il primo vero intervento privato per togliere la povertà dalle strade e fornire assistenza

Situato in valletta Carbonara questo edificio monumentale è stato per decenni uno dei palazzi più importanti di Genova. Questo nuovo lazzaretto era poco fuori dalle vecchie mura, ma comunque dentro quelle nuove.

L’Albergo dei Poveri nasce per volontà del console Emanuele Brignole nella metà del 1600, ed è proprio Emanuele Brignole che dà il nome anche alla piazza dove viene edificato. Nasce per ospitare disadattati, poveri e abbandonati che occupano il centro e le strade genovesi e che non hanno una casa e fornire loro assistenza. Ma in quest’albergo pernottavano anche donne anziane che riuscivano a pagarsi la retta da sole e che potevano uscire quando volevano, gli orfani della città, giovani ragazze definite “femmine pericolose“, malati e lebbrosi e donne incinte senza marito.

Per arrivare alla struttura definita dell’Albergo ci sono voluti 200 anni.

Alcuni dicono se fosse un reclusorio basato sul lavoro. Ciò significa che le attività manuali, viste come forma di autofinanziamento e al tempo stesso come strumento di salvezza spirituale, scandivano insieme con la preghiera la giornata degli internati che non potevano mai lasciare
l’albergo, né di giorno né di notte, salvo casi eccezionali. Nel 1694 si contavano fino a 2.600
internati
. Venne costruita una facciata che raggiunse i 175 mt di lunghezza, con un frontone affrescato ma che purtroppo non è sopravvissuto ai secoli. La forma a croce dell’edificio evocava le sofferenze di Cristo mentre la cappella era una vera e propria chiesa che venne aperta al pubblico nel 1673. Essendo il cuore dell’albergo doveva essere vista da ogni lato in modo da permettere a tutti di assistere alle funzioni liturgiche. L’antichiesa, dove trovarono posto le statue dei benefattori, è divisa dalla chiesa cinque gradini di marmo. La chiesa, invece, presenta due altari su ogni lato, e sull’altare maggiore una statua dell’Immacolata dello scultore Pierre Puget di Marsiglia, mentre l’altare maggiore è stato scolpito da Francesco Schiaffino. Nell’1870 poi, con l’apertura di corso Carbonara e di corso Dogali, l’Albergo venne inserito nel tessuto urbano della città.

Si dice che nel 1656/57 ci fu una terribile pestilenza su Genova che decimò la popolazione e si decise, quindi, di seppellire i corpi degli appestati nelle fondamenta dell’Albergo e di dedicare la chiesa del complesso alla Vergine Immacolata come voto per la cessazione della malattia.

Molti furono i benefattori che donarono soldi all’albergo, molti donarono perché salvati da qualche malattia o semplicemente per fare vedere il loro immenso patrimonio alla città e cosi si fecero costruire delle nicchie. Le più importanti e anche le più maestose all’ingresso, mentre i privati cittadini che avevano donato nei secoli precedenti vennero posti in colonne.

Per un breve periodo furono custodite anche le ceneri di San Giovanni Battista e il tesoro di San Lorenzo

Le ceneri di Emanuele Brignole si trovano nella chiesa parrocchiale, presso l’altare maggiore, affinché il suo cadavere giaccia sempre sotto i piedi dei poveri, che lui amo profondamente in vita.

Oggi l’albergo ospita nell’ala di levante la facoltà di Scienze politiche e quella di Giurisprudenza dal 1991, un’ intesa programmatica con diritto di superficie per 50 anni del complesso dell’Albergo dei Poveri, mentre nella restante parte una residenza pubblica per anziani.

Come visitare la struttura

L’ albergo dei Poveri, è aperto al pubblico per visite guidate, solo previa prenotazione. Le guide accompagnano i visitatori in un percorso emozionale attraverso gli spazi che ospitano opere appartenenti alle collezioni dell’Albergo dei Poveri.